Al Fatto Quotidiano: «Doveva essere la sigla di Fantastico 1989, in omaggio alla Magnani. La Rai non la volle e lui la lanciò da solo»

Il Fatto Quotidiano intervista Massimo Ranieri. Esordì a Sanremo nel 1968, quest’anno torna al Festival con “Lettera
di là dal mare”. Racconta il suo passato, la sua carriera. Non ha mai lavorato con Eduardo De Filippo.

«Nel 1981 si presenta a Milano durante le prove. Tutti fermi. Mi guarda e le sue parole sono fisse nella mia testa: “Non capisco perché non vuoi lavorare con me”. “Direttore chi le ha detto ‘sta strunzata?”. “Eh, me l’hanno detto, me l’hanno detto”. E se n’è andato. Dopo 41 anni ancora non ho capito da chi è partita quella fandonia».

I più carismatici incontrati in carriera?

«Strehler, Luchino Visconti e Bernstein; aggiungo Franco Zeffirelli e Anna Magnani. Anna era una giganta: quando arrivava sul set cambiava l’atmosfera, cambiava la luce intorno a tutti. E soprattutto ci azzittavamo».

Un giorno, quando aveva 19 anni, lo chiamò in camerino.

«“Massimé, la conosci ’sta canzone?”. Resto in silenzio, ascolto e confesso: “No”. “E che cazzo de napoletano sei?”. Era Reginella».

Alla Magnani dava del lei.

«Certo. Non si poteva dare del tu alla Magnani: era consentito giusto a Luchino e Federico Fellini, credo neanche a Pier Paolo Pasolini). Pier Paolo dava del lei pure a Totò».

Ranieri ha cominciato a viaggiare per lavoro da giovanissimo. A 13 anni era in tour in America.

«Mi sono ritrovato in un mondo inimmaginabile per uno come me: già i viaggi in Cadillac mi stordivano, impegnavo tutto il tempo a giocare con i vetri elettrici o con i tasti dell’aria condizionata. Felicissimo. E poi era tutto grande: a colazione non mi davano un bicchiere di latte, ma un litro; non un uovo, ma sei. Non una tazza di caffè, ma una brocca. Ogni volta quella vista mi stordiva».

A Sanremo, nella serata delle cover, canterà Anna verrà di Pino Daniele. Racconta un retroscena inedito.

«Qui svelo un retroscena: quel brano l’ha composto per Fantastico del 1989, quello condotto da me. Doveva essere la sigla finale, un omaggio ad Anna Magnani. Addirittura ne incidemmo una copia. Quell’incisione la portai al capostruttura della Rai, ma non si convinse. Anni dopo, Pino la lanciò da solo».

La versione cantata insieme da Ranieri e Pino non si trova più.

«Era su musicassetta: la diedi a mio padre, morto lui non l’ho più recuperata. Ma prima o poi la trovo».

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